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lettera aperta omniafit pandemia

Lettera aperta da OmniaFit alle istituzioni, ai colleghi, ai soci ed a tutti gli sportivi

 

E’ con sempre maggior disappunto che noi, lavoratori dello sport, stiamo assistendo al lento oblio nel quale siamo scivolati nel corso di questi orribili mesi di pandemia; mass media, istituzioni ed opinione pubblica sembrano aver rimosso il disagio di un intero settore che sta agonizzando e, lentamente, morendo.

La narrazione e l’esperienza è quella di un’azienda, la nostra azienda, ma è comune a tutte le realtà del settore, dunque simbolica e significativa.

Il settore ha avuto due periodi di chiusura totale: il primo dal 9 Marzo al 25 Maggio 2020, il secondo dal 26 Ottobre 2020 a (forse) il 5 Marzo 2021; per un totale di oltre 200 giorni!

Facendo un’analisi dei vari capitoli di questa vicenda, ne risulta un quadro assolutamente sconfortante.

1. Sicurezza. I protocolli di sicurezza indicati sono molto rigidi, tuttavia, sono stati immediatamente applicati andando anche oltre le prescrizioni. Questo vale per l’intero settore dove, risulta, non siano state rilevate significative violazioni sull’intero territorio nazionale. OmniaFit ha inteso fare molto di più di quanto richiesto, arrivando ad investire nella sicurezza degli impianti circa 40.000€. Tale sforzo è stato parzialmente inutile visto che, a fronte di assenza di focolai o chiare risultanze di contagio, l’intero settore è stato comunque colpito. Ultima beffa prima della più recente chiusura: sono state promulgate nuove linee guida giovedì 22 ottobre, con conseguente corsa agli adeguamenti, ed imposta la cessazione delle attività domenica 25 ottobre.

2. Ristori. Da inizio pandemia nulla è giunto sui conti correnti dell’azienda e dei loro collaboratori, nonostante i proclami televisivi su interventi salvifici e tempestivi per l’economia. A fronte di un danno economico ingentissimo, non abbiamo potuto contare su alcun sostegno e non ne abbiamo previsione.

3. Lavoratori. Il nostro settore si avvale dell’opera di diverse figure professionali. Per alcuni di questi l’ente “Sport e Salute” è intervenuto in maniera forfetaria e tempestiva. Per contro, a causa di un vuoto nei vari decreti, l’intera categoria dei Collaboratori Coordinati e Continuativi è stata dimenticata in quest’ultima chiusura. Né INPS né “Sport e Salute” sono stati interessati, il risultato è che per i Co.Co.Co. non sono previsti ristori. Da ottobre 2020 ai dipendenti in cassa integrazione nulla è ancora stato corrisposto. Nel corso del primo lockdown, l’azienda si è sostituita allo Stato anticipando i compensi, ma ora non è più in grado di farlo, dunque vi sono numerose persone e famiglie in grave difficoltà.

4. Praticanti. In milioni hanno ridotto o cessato l’attività sportiva, con gravi ricadute psico-fisiche. Certo, i più determinati hanno continuato in proprio, anche con il supporto di diverse piattaforme e corsi on-line messi a disposizione dalle palestre, ma la maggior parte delle persone no. Parliamo di coloro che trovano utile e necessario essere presenti, confrontarsi con la professionalità del trainer e condividere con gli altri i momenti di allenamento. Infine, anche una riflessione economica: in assenza di ristori o sostegni concreti, molte palestre potrebbero non riaprire penalizzando i praticanti che hanno già anticipato i soldi di un abbonamento che non potranno utilizzare.

5. Prospettive. Al momento non sappiamo quali saranno le regole il futuro, dall’esperienza accumulata possiamo immaginare che ci saranno comunicate qualche ora prima della riapertura. Se tali norme saranno restrittive o insensate, andranno a frenare ulteriormente una possibile ripresa. I fruitori, in parte, torneranno reclamando il loro sacrosanto diritto alla pratica ed al recupero, in qualche maniera, del periodo non utilizzato. Ecco, probabilmente, questa sarà l’unica forma di ristoro al 100% che sarà applicata in Italia a seguito della pandemia. E sarà interamente a carico delle singole strutture.

La frequentazione di palestre ed impianti sportivi interessa circa 20 milioni di italiani (dati ISTAT-CONI), quasi un terzo della popolazione, ma tutto ciò pare non suscitare alcun interesse nei nostri governanti.

La nostra consapevolezza è una soltanto: OmniaFit e le altre imprese nel settore, hanno ben chiaro che non potranno contare su aiuti o sostegni esterni significativi. Che dovranno cercare al proprio interno le risorse per proseguire, ed alcune non le troveranno.

Molti di noi faranno ogni sforzo possibile per andare avanti, perché questo è il nostro mestiere, la nostra missione, e di questo ne siamo orgogliosi. Ci proveremo ancora proponendo i valori etici, civili, professionali e morali che ci hanno sempre contraddistinto, ma con il profondo disagio di chi si sente trasparente e solo.